Settori svizzeri 2010: chi ha superato la crisi e chi comincia a risentirne ora

25.01.2010 | da Credit Suisse

Ora Tempo di lettura: 7 minuti


25.01.2010, Dopo la crisi del 2009, la situazione dei settori svizzeri si presenta ora variamente sfaccettata, come si evince dal Manuale dei settori 2010 del Credit Suisse. Ad esempio i settori che dipendono dai consumi interni, come il settore alberghiero e della ristorazione, il commercio al dettaglio e il settore auto sono stati costretti ulteriormente sulla difensiva a causa del peggioramento del mercato del lavoro. Per le imprese esportatrici di forniture industriali, come l'industria delle materie plastiche e i produttori di sostanze chimiche di base, si osservano invece già segnali di ripresa.


Prendendo in considerazione tutti i settori, nel 2010 l'economia svizzera crescerà dello 0,6%. Nell'attuale Manuale dei settori gli economisti del Credit Suisse seguono anche le tracce lasciate dalla crisi. Nel 2010 continuerà a crescere il numero di fallimenti e la disoccupazione, che faranno ricordare la recessione anche quando la lettura ufficiale l'avrà ormai data per sconfitta. Gli esperti del Credit Suisse illustrano anche le prospettive a medio termine sulla scorta di un modello di valutazione appositamente sviluppato, che evidenzia il particolare dinamismo dello sviluppo dei comparti orientati alle esportazioni e ad alto contenuto tecnologico nei prossimi anni.

Sul fronte dell'economia il 2009 è stato l'anno più turbolento dalla crisi del petrolio del 1973. La recessione non ha risparmiato nessun settore. Nel dopo-crisi della finanza e dell'economia sono venuti a mancare su vasta scala gli ordinativi, vi è stato un crollo dei fatturati e una forte contrazione della liquidità e delle riserve di manodopera delle imprese. La maggior parte dei settori ha dovuto tagliare posti di lavoro o addirittura assistere a dei fallimenti. Nell'ambito del tema speciale dell'attuale Manuale dei settori viene analizzato in che modo i fallimenti e la disoccupazione si ripercuotono sui vari comparti. La congiuntura ha ormai superato il punto di svolta, ma nel 2010 la ripresa si manifesterà con velocità e dimensioni diverse nei singoli settori dell'economia svizzera. Questa divergenza sarà accentuata dalle forze e debolezze strutturali.

Nel 2010 i settori esportatori beneficeranno degli impulsi provenienti dai mercati emergenti

Esattamente come la recessione era stata perlopiù importata, anche il volano della ripresa giungerà soprattutto dall'estero. Per quanto riguarda le esportazioni, nel 2010 gli economisti del Credit Suisse prevedono una crescita del 5%. A favorire questo aumento dovrebbero essere in buona parte i paesi emergenti che sono stati colpiti molto meno dalla crisi finanziaria ed economica, come ad esempio Cina, India e Brasile. Sul fronte dei partner tradizionali del commercio estero, invece, la schiarita della congiuntura è ancora offuscata da forti incertezze. Nel complesso beneficerà della ripresa economica mondiale soprattutto l'industria dell'indotto orientata all'export, tra cui, oltre ai produttori di sostanze di base chimiche, figurano anche le imprese metallurgiche, i produttori di materie plastiche e i fabbricanti di prodotti di carta. Nel caso dei fornitori di servizi la ripresa si farà vedere dapprima nei settori dei servizi informatici e dei servizi alle imprese. Alla luce delle solide prospettive di reddito nei paesi emergenti, le previsioni per gli operatori finanziari si presentano positive, ma sono condizionate da incertezze per il dibattito ancora aperto sulla regolamentazione del mercato.

La ripresa non tocca i settori orientati ai consumi interni

I consumi delle famiglie in Svizzera sono previsti in crescita anche quest'anno, ma a un ritmo chiaramente inferiore rispetto al 2009 a causa dell'ulteriore rialzo della disoccupazione che nel 2010 farà leggermente calare i fatturati del commercio al dettaglio. Anche i produttori di beni destinati ai consumi interni nonché i settori alberghiero e dell'auto verranno penalizzati dal ristagno dei consumi. La crescita delle spese statali nel 2010 sarà inferiore a quella del 2009. Il settore delle costruzioni è minacciato da eccessi di capacità a causa di segnali di debolezza nelle opere edili e di un rallentamento della dinamica nelle opere di ingegneria civile.

Fallimenti in aumento del 25% nel 2009 – trend inalterato per il 2010

Nel 2009, la recessione ha spinto i fallimenti a nuovi livelli record. Con ben oltre 5000 fallimenti per l'intero anno, è stato superato il precedente record del 2004. Analizzando i fallimenti a livello settoriale, però, si nota come i singoli settori economici siano stati colpiti in modo molto differenziato. Per industrie, consulenti aziendali e grossisti l'aumento dei fallimenti è stato particolarmente pronunciato. Un incremento superiore alla media è stato registrato anche da società holding e di investimento che rientrano tra i fornitori di servizi finanziari: nel giro di due anni il numero di fallimenti in questo settore è quasi triplicato. Per la loro stessa struttura i settori orientati ai consumi interni, come l'edilizia e la ristorazione, registravano più fallimenti anche durante il boom economico, mentre le conseguenze dirette della crisi sono più deboli. Un alto tasso di insolvenza, però, non è indice di una crisi strutturale di un settore, anzi: abbinato a un alto numero di nuove costituzioni può essere espressione di un dinamismo elevato e non necessariamente negativo. Gli economisti del Credit Suisse prevedono che nel 2010 il numero di fallimenti continuerà ad aumentare, sebbene a un ritmo nettamente inferiore rispetto al 2009.

La disoccupazione nell'industria metalmeccanica aumenterà ancora nel 2010

Per analizzare con maggiore precisione il tasso di disoccupazione a livello settoriale, gli economisti del Credit Suisse hanno integrato nelle statistiche ufficiali le loro stime sul numero di occupati. È risultato che l'industria orologiera, con un tasso di disoccupazione superiore al 10%, è stata colpita in modo particolarmente duro dalla recessione. Un forte aumento è stato registrato anche dall'industria metallurgica e metalmeccanica segnata dal crollo delle esportazioni. Nel settore sanitario, invece, il tasso di disoccupazione è salito solo moderatamente attestandosi al 2%. Nel 2010, con l'esaurirsi del lavoro ridotto presso molte imprese aumenteranno i licenziamenti e il tasso di disoccupazione salirà ulteriormente fino a superare il 5% nella media annuale. L'industria metalmeccanica continuerà ad essere colpita in misura superiore alla media.

I settori orientati alle esportazioni e ad alto contenuto tecnologico sono i fuoriclasse a medio termine

Gli economisti del Credit Suisse analizzano le prospettive dei settori nei prossimi tre a cinque anni avvalendosi di un modello di opportunità/rischio sviluppato ad hoc, basato su fattori d'offerta strutturali e trend della domanda di lungo termine, che si sviluppano perlopiù indipendentemente dagli influssi congiunturali. La risultante valutazione a medio termine inquadra i vari settori in ordine decrescente in base al loro profilo opportunità/rischio (cfr. grafico). La classifica è aperta dall'industria chimica e farmaceutica, della tecnica medica e dagli strumenti di misurazione nonché dall'industria orologiera. Si tratta di settori particolarmente competitivi a livello internazionale grazie alla loro leadership tecnologica. Questo gruppo è seguito dal settore sanitario e dai fornitori di servizi finanziari e alle imprese. Il primo beneficia di una domanda in continua crescita, dovuta tra l'altro anche all'invecchiamento della società, mentre il secondo trae vantaggio dalla crescente divisione del lavoro tra i settori dell'industria e dei servizi. Malgrado la crisi finanziaria e il dibattito relativo al segreto bancario, la piazza finanziaria svizzera rimane solidamente posizionata a livello internazionale e si dimostra ben preparata per affrontare le sfide del futuro.

Settori con debolezza strutturale in fondo alla classifica

Chiudono la classifica in prevalenza i settori con problemi strutturali sul fronte dell'offerta. Fra questi figurano l'industria della carta, dell'editoria e stampa, l'industria tessile e dell'abbigliamento, il settore alberghiero e l'agricoltura. Questi settori presenteranno anche in futuro uno sviluppo inferiore alla media nel confronto settoriale e sono esposti a una pressione permanente all'adeguamento.

La valutazione delle opportunità e dei rischi a medio termine si avvale di un modello di calcolo sviluppato dal Credit Suisse e basato su 24 indicatori di statistiche svizzere ufficiali e pronostici propri. La valutazione di settore è rappresentata su una scala da -10 a +10; un settore con un valore alto avrà uno sviluppo economicamente più sostenibile di un settore con un valore basso.

Nota della redazione: i diritti delle immagini appartengono al rispettivo editore.


Conclusione di questo articolo: « Settori svizzeri 2010: chi ha superato la crisi e chi comincia a risentirne ora »

Fonte: Credit Suisse, comunicato stampa