Tempo di lettura: 3 minutiIn un'inchiesta condotta su incarico della commissione di sorveglianza dell'assicurazione contro la disoccupazione e della SECO sono per la prima volta illustrate le opportunità di reintegrazione dei beneficiari di assistenza sociale nel mercato del lavoro .
Il 23% del campione rappresentativo di 1 529 beneficiari di assistenza sociale intervistati nelle città di Basilea, Lucerna, San Gallo, Losanna e Bienne, aveva un lavoro remunerato da più di sei mesi al momento dell'inchiesta (fine 2008 - inizio 2009) e non percepiva più aiuti sociali. L'11% aveva trovato un'attività lucrativa ma non era riuscito a rinunciare completamente agli aiuti (i cosiddetti «working poor»). Il 9% degli interpellati aveva di nuovo perso il lavoro, il 9% ne aveva trovato uno precario (per esempio di tipo temporaneo o su chiamata) e il 28% non aveva mai trovato un impiego. Gli intervistati rimanenti non percepivano più aiuti e si erano ritirati dalla vita professionale (per esempio in quanto beneficiari AI).
Lo studio ha dimostrato che il buon esito della reintegrazione nel mercato del lavoro è principalmente da ricondurre alle capacità individuali. I fattori che svolgono un ruolo determinante sono: l'età, la formazione, lo statuto professionale raggiunto, le competenze nella lingua parlata nel luogo di domicilio, la valutazione soggettiva del futuro e delle opportunità nel mercato del lavoro.
Le opportunità di reintegrazione sono notevolmente inferiori per le persone di oltre 50 anni e per coloro che non hanno concluso una formazione di livello secondario II. Una precedente posizione professionale superiore e buone conoscenze della lingua del luogo di domicilio facilitano chiaramente la reintegrazione. In base alle ricerche, la nazionalità e il sesso non influenzano la reintegrazione.
I provvedimenti volti a favorire la reintegrazione non migliorano invece le opportunità di reinserimento nel mercato del lavoro primario. Si tratta per lo più di programmi occupazionali obbligatori e di provvedimenti di controllo e di supporto svolti dagli uffici, per esempio l'assunzione delle operazioni di pagamento.
Lo studio dimostra inoltre che le situazioni di persistenza sono assolutamente da evitare. I provvedimenti dell'assistenza sociale non dovrebbero, per esempio, indurre gli interessati a rallentare la ricerca di un impiego. Va però considerato che un'assistenza sociale attiva persegue molti obiettivi, non da ultimo quello di favorire l'integrazione sociale.
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Fonte: Admin, comunicato stampa