Tempo di lettura: 6 minutiLa pubblicazione "Swiss Corporate Credit Handbook 2008" analizza la solvibilità delle maggiori imprese svizzere presenti sul mercato dei capitali, soffermandosi anche sui debitori in parte non valutati dalle agenzie di rating internazionali. Nell'ambito del processo di rating vengono esaminati il profilo aziendale e finanziario di ogni impresa, prefigurandone altresì uno scenario prospettico e classificando poi il tutto in termini di rating. Gli studi creditizi redatti per le singole imprese si riferiscono perlopiù ai risultati dell'esercizio 2007 e, se disponibili, a quelli realizzati nel primo trimestre 2008. Oltre alla valutazione di singole imprese, la pubblicazione illustra le tendenze più recenti nonché le prospettive di settori selezionati e include inoltre dati sul mercato obbligazionario elvetico, in particolare sul mercato delle obbligazioni societarie svizzere. Con le analisi strutturate di singole aziende e settori lo studio si propone di creare trasparenza sulla solvibilità e affidabilità di importanti emittenti elvetici presenti sul mercato svizzero dei capitali. Il manuale è rivolto a tutti gli investitori e operatori qualificati del mercato finanziario che desiderano informarsi nel dettaglio sulla situazione attuale e l'evoluzione del rating dei debitori svizzeri che si rivolgono al mercato dei capitali.
Pesano la crisi finanziaria, i prezzi ancora elevati delle materie e l'indebolimento della congiuntura statunitense Il periodo in esame è stato connotato dalla crisi finanziaria che ha investito i mercati alla metà del 2007, dai prezzi delle materie prime tuttora a livelli elevati, dall'USD in caduta libera e dall'indebolimento della congiuntura statunitense. La crescita economica ancora esuberante in atto in Europa e in Asia unita ai tassi d'interesse tuttora bassi nella prospettiva storica sono riusciti a mitigare in parte le ricadute negative. La maggior parte delle aziende analizzate è rimasta fedele ai propri programmi di efficienza aziendale e strutturali che hanno consentito di abbassare i costi e di realizzare margini di guadagno in parte più sostenuti. I risultati societari perlopiù positivi a fronte di un'attività di acquisizione e d'investimento improntata alla prudenza e alla moderazione hanno rinvigorito i bilanci. Vari gruppi svizzeri sono inoltre riusciti ad affermarsi ancora una volta su mercati di nicchia internazionali in virtù della loro capacità innovativa.
Ricadute negative dei prezzi elevati delle materie prime e della politica di distribuzione favorevole agli azionisti Al pari dello scorso anno, gli alti prezzi delle materie prime hanno generato una pressione rialzista disomogenea sui costi di approvvigionamento e di trasformazione delle imprese interessate, con l'effetto di assottigliare in linea generale l'utile e di contrarre, in alcuni casi, i margini operativi. La tendenza a una politica distributiva più generosa a favore degli azionisti (sotto forma di dividendi più ricchi o di rimborsi del valore nominale), peraltro già osservata lo scorso anno, si è in parte accentuata. Questo cambiamento nella politica finanziaria è rinvenibile sia nei debitori con rating da AAA ad A, sia anche nelle società BBB, e ad esempio nel caso di Nestlé è sfociato in un declassamento dal rating AAA a un AA medio.
Prospettive di un crescente influsso dei disavanzi delle casse pensioni sugli indici finanziari In un primo tempo, il buon andamento espresso dai patrimoni delle casse pensioni negli scorsi anni e la conseguente riduzione di loro disavanzi dovrebbero subire una battuta d'arresto. Nel 2007 gli impegni netti per pensioni delle 32 imprese svizzere analizzate ammontavano a 3,3 miliardi di CHF, dato che corrisponde solamente al 3,5% di tutti gli impegni finanziari. Ciò malgrado, considerate le permanenti turbolenze che affliggono i mercati finanziari (in particolare nel primo trimestre 2008) e la moderata evoluzione dei tassi d'interesse, nel 2008 si prevede una progressione dei deficit delle casse pensioni, uno scenario che dovrebbe riverberarsi pregiudizievolmente, sia pure in misura disomogenea, sui rating delle imprese esaminate.
Si profila un'evoluzione da stabile a negativa dei rating Per i prossimi dodici mesi gli analisti del Credit Suisse prevedono in media un'evoluzione da media a negativa dei rating e quindi non ipotizzano un consistente miglioramento dei profili di credito. Di più, l'incertezza che ancora serpeggia sui mercati finanziari, la congiuntura statunitense in debito di ossigeno e l'USD in flessione assottiglieranno i fatturati di numerose aziende. Del pari, a dispetto del potenziale di crescita in Asia e dell'evoluzione economica ancora relativamente sostenuta in Europa, anche i prezzi costantemente elevati delle materie prime e la concorrenza serrata porranno dei limiti all'ulteriore espansione del fatturato e dei margini. Alla luce delle condizioni predominanti, sarà verosimilmente difficile replicare gli utili in media comparativamente elevati messi a segno negli anni precedenti. In alcuni settori (fra cui le aziende elettriche) l'incremento, indotto dalla crescita, delle spese d'investimento e dell'attivo circolante potrebbe influire negativamente sul free cash flow (FCF). La politica di distribuzione favorevole agli azionisti dovrebbe inoltre proseguire anche nell'anno a venire.
Dopo le ristrutturazioni, i miglioramenti della redditività e la riduzione in parte rigorosa dell'esposizione debitoria degli ultimi anni e in prospettiva di corsi azionari più modesti rimangono ipotizzabili acquisizioni più significative. Ciò malgrado, gli analisti del Credit Suisse ritengono che nella prevalenza dei casi il loro finanziamento avverrà con modalità tali da toccare solo marginalmente la capacità e l'affidabilità creditizia delle imprese.
Prospettive di un aumento costante ma in rallentamento dei premi di rischio La crisi dei mercati finanziari e le incertezze in ordine al contesto economico mondiale hanno prodotto un significativo aumento degli spread (eccezione: AAA). In particolare le obbligazioni emesse da provider di servizi finanziari, ma anche da società industriali, sono state interessate dall'evoluzione menzionata in precedenza come pure da un'accresciuta volatilità. A prescindere dall'aumento dei premi di rischio descritti poc'anzi, nella prospettiva storica gli spread sul mercato obbligazionario elvetico stazionano tuttora su un livello modesto (ad eccezione dei titoli finanziari) e celano un relativo potenziale per ulteriori ampliamenti. Salvo eventi macroeconomici significativi, gli analisti del Credit Suisse pronosticano una progressione senza soluzione di continuità, sia pure più lenta, dei premi di rischio. L'aumento dovrebbe tuttavia muoversi in un range limitato, non da ultimo perché lo squilibrio fra offerta e domanda tuttora in essere per le obbligazioni espresse in CHF dovrebbe precludere un eccessivo ampliamento degli spread nelle aziende che vantano un solido profilo di solvibilità e operano in settori con prospettive fondamentali relativamente stabili.
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Fonte: Credit Suisse, comunicato stampa