Tempo di lettura: 6 minutiIl Manuale delle banche 2010 del Credit Suisse analizza in particolare le modalità di finanziamento delle imprese in Svizzera e la tenuta delle varie fonti di finanziamento di fronte alla crisi. I sistemi di finanziamento delle aziende variano sensibilmente da paese a paese. La Svizzera è caratterizzata da una forma mista fra il sistema basato sulle relazioni, in cui le transazioni finanziarie avvengono attraverso relazioni bancarie, e il sistema "arm's length", il finanziamento attraverso il mercato dei capitali. Nonostante l'andamento attualmente stabile dei finanziamenti societari in Svizzera vi sono alcuni rischi, come ad esempio il rialzo del livello dei tassi o turbolenze sui mercati finanziari, che possono avere ripercussioni più o meno marcate sulle singole forme di finanziamento delle imprese.
Il finanziamento sul mercato azionario prevale in Svizzera
Nel raffronto internazionale la Svizzera evidenzia la quota più alta di finanziamenti tramite il mercato azionario, superiore al 200% in rapporto al prodotto interno lordo, un valore che nemmeno paesi decisamente più grandi (come Germania, Francia o Stati Uniti) o nazioni commerciali di analoghe dimensioni (come l'Irlanda o l'Austria) riescono, anche solo lontanamente, a raggiungere. Solitamente, all'estero i crediti bancari rappresentano la prima o la seconda forma di finanziamento, fatta eccezione per gli Stati Uniti, dove il finanziamento sul mercato dei capitali ha acquisito nel tempo una notevole importanza ed è la tipologia di gran lunga più diffusa.
Le PMI ricorrono perlopiù ai mezzi propri o ai crediti bancari
Mentre le piccole e medie imprese (PMI) fino a 250 collaboratori sono finanziate prevalentemente con crediti bancari (se non operano soltanto con capitale proprio), la maggior parte delle aziende di grandi dimensioni per il finanziamento ricorre al mercato dei capitali. Non stupisce quindi che il 90% dei crediti aziendali in Svizzera sia destinato alle PMI. Analisi e sondaggi svolti presso le PMI mostrano tuttavia che oltre due terzi di esse lavorano esclusivamente con capitale proprio, anche se con l'aumentare delle dimensioni aziendali cresce sensibilmente il ricorso al finanziamento bancario.
Mercato dei capitali soprattutto per i grandi operatori
Il mercato dei capitali si presenta estremamente concentrato: sul mercato delle obbligazioni societarie nazionali i cinque maggiori emittenti (escludendo cantoni, città e aziende del settore finanziario) totalizzano circa il 55% del volume di prestiti. Un'altra fonte di finanziamento apprezzata dalle grandi imprese oltre alle obbligazioni è l'emissione di azioni proprie. Il mercato azionario svizzero evidenzia una forte concentrazione in ordine alla struttura settoriale: aziende farmaceutiche, industria alimentare, banche e imprese di beni industriali sono le più fortemente rappresentate per capitalizzazione di mercato.
Espansione costante del credito nonostante la recessione
Durante la recente recessione la situazione sul versante del finanziamento d'impresa in Svizzera si è presentata molto più stabile rispetto al triennio di crisi 2001-2003. Pur a fronte di un rallentamento nella crescita dei crediti societari, la concessione di linee di credito non ha mai subito una vera e propria contrazione. Del resto, la costante espansione del credito durante un periodo di recessione rappresenta una novità nella storia della Svizzera. Infatti, durante la crisi dotcom, ma anche durante la recessione del 1975 e la stagnazione degli anni '90, la crescita del credito ha espresso un andamento prociclico rispetto al PIL reale, ovvero il volume creditizio è diminuito di pari passo con contrazione dell'economia. Nell'ultima recessione, per contro, il volume creditizio è cresciuto ogni trimestre di oltre il 2% nonostante il calo del PIL. Le ragioni della solida attività creditizia durante la recente crisi finanziaria ed economica vanno ricercate soprattutto nel fatto che la maggior parte delle banche è stata poco colpita dalla crisi e ha registrato un forte afflusso di fondi di clienti a destinazione dei depositi, come pure nei tassi d'interesse ai minimi storici.
Record di emissioni obbligazionarie nel 2009
Nella recente recessione anche il mercato obbligazionario svizzero ha evidenziato una robusta crescita. Nel 2009 le borse svizzere hanno registrato nuovi record nelle emissioni obbligazionarie, in netta controtendenza rispetto agli andamenti recessivi del periodo 2001-2004. Allora le emissioni e l'utilizzo netto subirono una forte contrazione, nonostante un analogo calo dei costi di rifinanziamento (rendimenti). L'evoluzione stabile del mercato obbligazionario è riconducibile alle incertezze e alle distorsioni presenti sui mercati azionari, che sempre più spesso hanno spinto gli investitori a riposizionare il capitale sul reddito fisso. In seguito a questa forte domanda di obbligazioni e alla decisione della Banca nazionale svizzera di intervenire a sua volta sottoscrivendo obbligazioni societarie, i rendimenti si sono decisamente assottigliati, con l'effetto di agevolare il rifinanziamento. Numerose aziende hanno poi sfruttato la situazione per emettere obbligazioni a condizioni relativamente vantaggiose.
Calo dei collocamenti in borsa sensibilmente inferiore al 2001
Le turbolenze che si sono abbattute sulle borse e la fiducia degli investitori scossa dagli eventi durante la crisi finanziaria hanno generato una vistosa flessione degli ingressi in borsa in Svizzera. Al netto di fattori esterni (nuova quotazione del Gruppo Julius Bär), uno sguardo alle risorse che le imprese sono riuscite a mobilitare attraverso le nuove ammissioni evidenzia un calo fra il 2008 e il 2009, per cui durante la crisi finanziaria non è diminuito solo il numero degli ingressi in borsa, bensì anche la quantità di mezzi affluiti. L'andamento segue quindi, quantomeno sul piano qualitativo, quello espresso dalla recessione indotta dalle dotcom, ma rispetto al tracollo del 2001 questi arretramenti sono decisamente più contenuti. A determinare l'impennata del valore di mercato delle nuove ammissioni nell'anno in corso è stato, oltre all'IPO di Orior, l'importante ingresso in borsa di Transocean ad aprile. Nel raffronto internazionale il mercato IPO risulta attualmente piuttosto sottotono.
La Svizzera segue la giusta via di mezzo
Sul piano economico il punto è capire quali sono i vantaggi e gli svantaggi dei sistemi di finanziamento, e quale il mix auspicabile. In una fase di rallentamento congiunturale, un sistema basato sulle relazioni dovrebbe offrire maggiore stabilità, in quanto attribuisce grande importanza alla continuità della relazione d'affari e consente quindi di offrire soluzioni transitorie in caso di difficoltà finanziarie. In un sistema "arm's length" la vulnerabilità dell'economia e il rischio per la stabilità finanziaria sono elevati ma lo è, con ogni evidenza, anche la capacità di adattamento o di recupero. Il fatto che la crisi finanziaria abbia avuto il suo epicentro proprio negli Stati Uniti e sia stata esacerbata anche dal sistema "arm's length" americano, non sembra al momento compromettere la capacità di recupero dell'economia statunitense. Diverso il caso dell'Europa, con i suoi sistemi tradizionalmente fondati sulle relazioni: il peso delle banche nell'economia e l'onda lunga della crisi penalizzano la capacità di ripresa e la concessione di nuovi crediti. La Svizzera, che con il suo sistema ibrido si situa a metà strada tra i due modelli, non ha dal canto suo conosciuto alcuna crisi del credito o dei mercati dei capitali.
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Fonte: Credit Suisse, comunicato stampa